Spedizione gratuita per ordini superiori a EUR 50.00

Strappo, Contrattura, Crampo e Stiramento: ma che differenza c’è?

 

 

Sono tutti dei traumi muscolari e si manifestano abbastanza frequentemente nel corso di attività̀ sportive, sia agonistiche che a livello amatoriale (la partitella di calcetto, la corsa nel parco, …) e saltuariamente durante la vita di tutti i giorni.

Ma in quanti saprebbero riconoscere un “banale” crampo da un trauma muscolare e la reale causa all’origine del dolore?

Proviamo a riconoscerli in modo semplice

Lo strappo 

“Strappo” è uno dei termini più comuni per descrivere i traumi muscolari spesso causati da una contrazione troppo rapida proveniente da una fase di completo rilasciamento, oppure da un allungamento eccessivo del muscolo o da un sovraccarico di lavoro.

Lo strappo muscolare può essere paragonato alla progressiva rottura di una corda messa in tensione da due tiranti. In un primo momento si sbrogliano solo alcune fibre (lesione di I grado) e, man mano che si incrementa la forza di trazione, lo sfilacciamento diventa sempre più evidente (lesione di II grado) fino alla completa rottura della corda (lesione di III grado).

Chi ne è colpito avverte un dolore acuto nella zona lesionata, tanto più intenso quanto maggiore è il numero di fibre coinvolte. Il dolore avvertito viene spesso rievocato dalla contrazione del muscolo interessato. Se il trauma è particolarmente grave il soggetto si trova nell’impossibilità di muovere la parte interessata ed il muscolo appare rigido e contratto. Una distrazione di II o di III grado si accompagna, nella maggior parte dei casi, ad edema e gonfiore.

Dopo circa 24 ore si può apprezzare un livido localizzato più in basso rispetto alla sede dello strappo a testimonianza dello stravaso ematico.

La prima cosa da fare è sospendere immediatamente l’attività sportiva ed immobilizzare la zona colpita.

Applicare immediatamente un impacco freddo ed evitare qualunque forma di calore (massaggi, pomate, fanghi ecc.).

Può inoltre insorgere una contrattura muscolare “di difesa” grazie alla quale l’organismo cerca di immobilizzare l’area interessata per favorire il recupero ed evitare che la situazione peggiori ulteriormente.

Rivolgersi ad un medico specializzato e sottoporsi ad esami strumentali per valutare la reale entità del danno.

Le lesioni di primo grado si risolvono nel giro di 1-2 settimane,

Le lesioni di secondo grado prevedono invece tempi di guarigione più lunghi (15-30 giorni)

Nei casi più gravi (lesioni di III grado) può essere necessario l’intervento chirurgico.

 

La Contrattura

La contrattura è la meno grave tra le lesioni muscolari acute poiché non causa alcuna lesione anatomica alle fibre. Ciò che si verifica è semplicemente un aumento involontario e permanente del loro tono.

E’ una contrazione involontaria, insistente e dolorosa di uno o più muscoli scheletrici. Il muscolo coinvolto si presenta rigido e l’ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto.

E’ di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L’eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Le cause predisponenti possono essere di natura meccanica e/o metabolica ma non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori:

  • mancanza di riscaldamento generale e specifico
  • preparazione fisica non idonea
  • sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti
  • problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione

Il soggetto colpito da una contrattura avverte un dolore modesto e diffuso lungo l’area muscolare interessata. L’ipertonia viene percepita piuttosto chiaramente e l’atleta lamenta una mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. La palpazione consente di apprezzare l’aumento involontario del tono muscolare e di evocare dolore soprattutto in alcuni punti (trigger point attivi).

Il dolore è tollerabile e non impedisce il proseguimento dell’attività sportiva. Tuttavia, per allontanare il rischio di complicazioni, è bene sospendere immediatamente l’allenamento o la competizione.

Il riposo è una terapia necessaria ed efficace.

Nei casi più leggeri e comuni, possono essere utili stretching (molto leggero, con movimenti progressivi e cercando di non peggiorare la situazione quindi fermatevi quando sentite dolore), attività fisica aerobica molto blanda (per favorire l'irrorazione sanguinea alla muscolatura contratta), l'utilizzo a livello topico di creme o oli antiinfiammatori naturali (meno invasivi dei farmaci assunti per via orale), automassaggi leggeri.

 

 

Il Crampo

I crampi sono contrazioni involontarie e improvvise della muscolatura striata. La loro insorgenza è caratterizzata da fitte dolorose molto intense, che spesso immobilizzano la parte colpita.

Il muscolo interessato da un crampo appare duro al tatto, ma non presenta edemi o ecchimosi.

I crampi si verificano più frequentemente a livello di coscia, polpaccio e piede. Queste contrazioni sono transitorie e durano generalmente pochi minuti. Quando si presentano durante il riposo notturno, i crampi muscolari possono determinare risvegli anche frequenti, disturbando il sonno.

Spesso, i crampi sono conseguenza dell’eccessiva disidratazione, dello stress intenso, dell’affaticamento fisico o del mantenimento di una posizione per un lungo periodo di tempo.

Possono insorgere quando un gruppo muscolare è sollecitato in modo eccessivo nel corso del lavoro o di una pratica sportiva. In questo caso, i crampi da sforzo riflettono o la mancanza di allenamento o, in soggetti fisicamente allenati, al mancato reintegro dei sali minerali. Ciò provoca, infatti, uno sbilanciamento tra idratazione e concentrazione elettrolitica.

Se si manifestano con una certa frequenza, i crampi possono essere dovuti, in particolare, a una carenza o ad uno squilibrio di sodio, potassio, magnesio, calcio e vitamina D.

Se i crampi si manifestano in maniera persistente anche a riposo o mentre non si fa attività sportiva, non esitate a sentire il parere del vostro medico: possono essere sintomi di varie patologie.

 

Lo Stiramento

Lo stiramento, o elongazione muscolare, è una lesione di media entità che altera il normale tono muscolare. In una scala di ipotetica gravità potremmo collocarla tra la semplice contrattura (aumento involontario e permanente del tono muscolare) e lo strappo (rottura delle fibre muscolari).

Lo stiramento è piuttosto frequente in ambito sportivo ed è causato dall’eccessivo allungamento subito dalle fibre muscolari.

Quando un muscolo si allunga eccessivamente (si stira) anche i fusi (posti in parallelo alle fibre muscolari) si allungano determinando il cosiddetto riflesso da stiramento. Tale fenomeno causa un’improvvisa contrazione muscolare che si associa ad un contemporaneo rilassamento del muscolo antagonista. Questo meccanismo permette di salvaguardare la struttura muscolare ma in particolari circostanze (affaticamento) può risultare insufficiente predisponendo l’atleta allo stiramento muscolare.

A differenza della contrattura che causa un dolore modesto e diffuso, nello stiramento muscolare si avverte un dolore acuto ed improvviso a cui segue spasmo muscolare. Tuttavia, in molti casi, il dolore è sopportabile e normalmente non impedisce il proseguimento dell’attività.

Continuando la pratica sportiva aumenta notevolmente il rischio di aggravare la situazione (strappo muscolare) per cui si consiglia di fermarsi il prima possibile anche se il dolore avvertito è di lieve entità.

Il riposo  è una terapia realmente efficace. L’osservanza di un periodo di stop compreso tra le due e le tre settimane, l'utilizzo di farmaci o meglio di creme, oli, unguenti antiinfiammatorie  e antidolorifiche naturali e ghiaccio sono altresì fondamentali per scongiurare il rischio di eventuali recidive.

Le indicazioni di questo articolo hanno scopo ESCLUSIVAMENTE informativo e non intendono sostituire il parere di figure professionali come medico, nutrizionista o dietista, preparatore atletico.
Le informazioni riportate non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.